

Che cos’è una malformazione vascolare?
Le malformazioni vascolari — spesso chiamate genericamente “angiomi” — sono anomalie vascolari congenite: grovigli di vasi sanguigni o linfatici che si sono sviluppati in modo anomalo. Possono interessare la cute (dove appaiono come macchie o tumefazioni bluastre), i muscoli o i tessuti profondi, e manifestarsi con dolore, gonfiore, senso di peso o problemi estetici.
Si distinguono in malformazioni venose, arterovenose (MAV), linfatiche, capillari e forme miste: la distinzione è fondamentale perché da essa dipende la scelta del trattamento.
I trattamenti mininvasivi: sclerotizzazione, elettroscleroterapia, embolizzazione
Oggi la maggior parte delle malformazioni vascolari può essere trattata senza chirurgia, con procedure mininvasive eseguite dal radiologo interventista sotto guida ecografica e radiologica.
Scleroterapia (sclerotizzazione)
Con aghi sottili, guidati dall’ecografia, si inietta direttamente nella malformazione un farmaco sclerosante che “chiude” i vasi anomali, facendoli collassare e ridurre progressivamente. È il trattamento di prima scelta per la maggior parte delle malformazioni venose e linfatiche.
Elettroscleroterapia
È l’evoluzione più recente della scleroterapia: l’azione del farmaco sclerosante viene potenziata da impulsi elettrici controllati (elettroporazione), che rendono le pareti dei vasi anomali più permeabili al farmaco. Questo consente di trattare efficacemente anche malformazioni voluminose o resistenti alla scleroterapia tradizionale, spesso riducendo il numero di sedute necessarie. Sono ancora pochi i centri in Italia che la eseguono.
Embolizzazione
Attraverso un tubicino millimetrico inserito da un vaso sanguigno e guidato fino alla malformazione, si rilasciano materiali speciali (spirali, colle, particelle) che bloccano il flusso nei vasi anomali. È il trattamento di riferimento per le malformazioni arterovenose (MAV).
Come si svolge l’intervento: è doloroso? Quali sono i rischi?
Il trattamento viene eseguito in sedo-analgesia: il paziente è rilassato e non avverte dolore. La cute viene disinfettata e anestetizzata; con la guida ecografica si raggiungono i vasi anomali e si esegue il trattamento più adatto. Nelle 48 ore successive la zona trattata può gonfiarsi: quando necessario imposto una terapia antinfiammatoria per ridurre al minimo il fastidio.
Le complicanze sono rare (meno del 3% dei casi) quando la procedura è eseguita da specialisti esperti. Spesso sono necessarie più sedute per un risultato completo: il percorso viene pianificato insieme durante la visita.
Quali sono le alternative all’intervento?
Le opzioni dipendono dal tipo di malformazione e dalle preferenze del paziente. Nessun trattamento: alcune malformazioni restano stabili, ma altre crescono e le forme più grandi possono nel tempo affaticare il cuore. Farmaci: possono controllare i sintomi e in alcuni casi trattare specifiche malformazioni, ma spesso non bastano. Laser: utile solo in casi selezionati e superficiali. Chirurgia: è l’opzione più invasiva, con complicanze o recidive in circa 1 persona su 5.
Dove compare, e che aspetto ha
Gli angiomi e le malformazioni vascolari possono comparire in qualunque parte del corpo, e il punto in cui si trovano cambia molto il modo in cui si manifestano.
Le sedi più frequenti sono braccia e gambe: qui la lesione si avverte come una tumefazione morbida, che tende a gonfiarsi stando a lungo in piedi o sotto sforzo, e può accompagnarsi a un senso di tensione o a un dolore sordo a fine giornata.
Ci sono poi le forme profonde, che non si vedono affatto e vengono scoperte per caso durante un esame fatto per altri motivi, e le forme superficiali del viso e delle labbra, meno frequenti ma più visibili, che si presentano come piccole aree bluastre morbide alla pressione.
Sono lesioni presenti fin dalla nascita anche quando diventano evidenti solo più tardi: crescono con la persona e possono farsi notare in adolescenza, in gravidanza o dopo un trauma.
Gli angiomi sono pericolosi?
Nella grande maggioranza dei casi no, ed è la prima cosa che dico in visita. Gli angiomi e le malformazioni vascolari non sono tumori e non si trasformano in tumori: sono vasi sanguigni formati in modo diverso dal solito, presenti fin dalla nascita, che crescono insieme alla persona.
Il motivo per cui vale comunque la pena farli vedere è un altro. Possono aumentare di volume, dare dolore o senso di tensione, e nelle sedi visibili pesare sul modo in cui ci si sente allo specchio.
Quando preoccuparsi, allora? Quando cambiano — di dimensione, di colore, di consistenza — o quando cominciano a fare male. Al di fuori di questo, la valutazione serve soprattutto a sapere con precisione che cosa si ha, e a decidere con calma se conviene trattarlo o semplicemente tenerlo d’occhio.
Si può togliere?
È la domanda con cui quasi tutti arrivano in visita, e nella maggior parte dei casi la risposta è sì.
Il trattamento non passa dal bisturi. Si punge la lesione con un ago sottile, guidati dall’ecografia, e si inietta un farmaco che ne fa collassare le pareti dall’interno: la malformazione si richiude e si riduce progressivamente. Nelle forme profonde o alimentate da un’arteria si lavora invece dall’interno del vaso, per via endovascolare.
Non ci sono tagli, quindi non restano cicatrici chirurgiche. Si esegue in anestesia locale e si torna a casa lo stesso giorno o il giorno successivo.
Quello che cambia davvero il risultato non è la tecnica: è la valutazione iniziale. Angiomi che a occhio nudo sembrano identici si comportano in modo molto diverso, e la scelta del trattamento si fa dopo aver visto com’è fatta la lesione dentro, con un’ecografia e quando serve una risonanza.
Quante sedute servono
Dipende dalle dimensioni e dalla profondità. Le lesioni piccole e superficiali possono risolversi in una o due sedute; quelle più estese richiedono un percorso di più sedute distanziate di alcune settimane, per lasciare al tessuto il tempo di rispondere fra una e l’altra.
È un aspetto che preferisco chiarire subito, alla prima visita: al termine della valutazione sai quante sedute sono verosimilmente necessarie e che risultato è ragionevole aspettarsi. Nessuno dovrebbe iniziare un percorso senza saperlo.
Angioma vertebrale
Un caso a parte, e frequente: il referto di una risonanza o di una TC che segnala un angioma vertebrale — quello che molti chiamano semplicemente angioma nella schiena.
Qui la notizia è buona e vale la pena darla subito: l’angioma vertebrale è un riscontro comune e quasi sempre innocuo. Lo si trova in circa una persona su dieci, di solito per caso. Nella grande maggioranza dei casi non dà sintomi, non cresce e non va trattato.
Solo una piccola parte diventa sintomatica e richiede un intervento: in quel caso si tratta con la vertebroplastica, che consolida la vertebra e riduce la vascolarizzazione dell’angioma in un’unica procedura. Più di 8 pazienti su 10 ottengono un miglioramento dei sintomi.
Se hai un referto che parla di angioma vertebrale, il senso della visita è soprattutto questo: capire in quale dei due gruppi ti trovi, e nella maggior parte dei casi tornare a casa tranquillo.
Domande frequenti
Angioma e malformazione vascolare sono la stessa cosa?
Nel linguaggio comune sì, ma dal punto di vista medico l’emangioma è un tumore vascolare benigno tipico dell’infanzia, mentre le malformazioni vascolari sono anomalie congenite dei vasi che crescono con la persona. La diagnosi corretta guida il trattamento.
La malformazione può tornare dopo il trattamento?
I trattamenti mininvasivi riducono o eliminano la malformazione; in alcuni casi servono sedute di mantenimento. Il rischio di recidiva è comunque inferiore rispetto alla sola chirurgia.
Il trattamento lascia cicatrici?
No: si utilizzano solo aghi sottili o accessi millimetrici, senza tagli chirurgici.
Cosa succede se non tratto la malformazione?
Alcune restano stabili, altre crescono causando dolore e gonfiore. Una valutazione specialistica permette di decidere se e quando intervenire.
Le tecniche di embolizzazione e scleroterapia sono impiegate anche per altre patologie vascolari: scopri il trattamento del varicocele e degli aneurismi viscerali.
Le malformazioni vascolari si valutano e si trattano presso l’AOU Careggi di Firenze.
Approfondisci
- Embolizzazione degli aneurismi viscerali — un’altra applicazione dell’embolizzazione in ambito vascolare
- Varicocele pelvico femminile — la congestione venosa del bacino, trattata con la stessa tecnica
Questa procedura si può eseguire sia nel percorso SSN, con l’impegnativa del medico curante, sia in libera professione. Come funziona il ticket e cosa cambia fra i due percorsi lo spiego qui.
Contenuto a cura del Dott. Gianmarco Falcone, medico chirurgo, specialista in Radiodiagnostica — Radiologia vascolare e interventistica, AOU Careggi di Firenze.
Ultimo aggiornamento: 27 luglio 2026.
Questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce la visita medica: per una valutazione del proprio caso è necessaria una visita specialistica.