

Il mio medico ha detto che ho dei fibromi uterini. Di cosa si tratta?
- Il fibroma uterino è un tumore benigno che cresce nell’utero
- I fibromi non possono evolvere in tumori maligni
- Il 20-40% delle donne ha i fibromi, la maggior parte non ha alcun sintomo
Come mai ho dei fibromi uterini?
Nonostante ci siano molte teorie a riguardo, nessuno sa con certezza come mai in alcune donne crescano questi fibromi .
Secondo gli studi scientifici circa 1 donna su 3 tra i 18 ed i 50 anni durante la sua vita svilupperà uno o più fibromi uterini.
Come posso capire se ho dei fibromi uterini?
Alcune donne non sanno di avere dei fibromi in quanto spesso non provocano sintomi.
In altre donne possono comparire sintomi lievi o più importanti che includono:
- Menorragia: perdite mestruali particolarmente abbondanti o prolungate
- Metrorragia: perdite ematiche tra due mestruazioni, oppure in un periodo in cui non dovrebbero esserci flussi (ad es. post menopausa)
- Dismenorrea: dolore mestruale addominale
- Dolore pelvico e sensazione di Gonfiore addominale
- Necessita di “andare in bagno” spesso
- Dolore e fastidio durante i rapporti
Il fibroma uterino è pericoloso per la salute?
I fibromi possono causare sanguinamenti importanti. Perdite ematiche copiose possono portare ad una condizione medica chiamata anemia. Inoltre, il fibroma crescendo progressivamente può occupare spazio all’interno dell’utero, provocando compressione degli organi adiacenti.
Se ho dei fibromi uterini, cosa devo fare?
Molte donne hanno dei fibromi che non causano mai problemi. Alcune volte i fibromi si riducono dopo la menopausa. Tuttavia, in presenza di sintomi legati ai fibromi, è opportuno rivolgersi a un medico.
La maggior parte delle donne affette da fibromi si rivolge prima ad un ginecologo che esegue la visita e può proporre un intervento chirurgico.
Le opzioni terapeutiche dipendono dai sintomi e dal numero, dalle dimensioni e dalla posizione dei fibromi.
Alternative all’intervento
Esistono diverse alternative alla chirurgia per il trattamento dei fibromi. Quella con i migliori risultati è chiamata Embolizzazione dei Fibromi Uterini o “UFE”. Viene eseguita da uno specialista chiamato Radiologo Interventista.
Embolizzazione dei fibromi uterini (UFE): che cos’è?
L’embolizzazione dei fibromi uterini (UFE) è una procedura mininvasiva per ridurre i fibromi. Dopo aver anestetizzato la cute, il medico inserisce un millimetrico tubo di plastica in un’arteria del polso o della parte superiore della coscia. Il medico utilizza quindi raggi X per guidare il tubicino nelle arterie che riforniscono i fibromi. Il medico inietta quindi piccole particelle di plastica per bloccare l’apporto di sangue ai fibromi. Senza flusso sanguigno, i fibromi si riducono di dimensioni nel tempo.




Tutto quello che c’è da sapere sull’intervento
Molte donne preferiscono rimanere sveglie durante l’intervento con l’ausilio della sola anestesia locale. Alcune donne optano per una sedazione. Ad ogni modo durante la visita preoperatoria verranno spiegate tutte le opzioni disponibili.
È doloroso?
L’intervento non è doloroso.
Dopo l’intervento, la maggior parte delle donne avverte un dolore pelvico per alcune ore. Sarà cura del medico impostare, qualora fosse necessaria, un’adeguata terapia antidolorifica/antiinfiammatoria per limitare al minimo il dolore post-operatorio
Devo rimanere in ospedale dopo l’intervento?
Le pazienti di solito tornano a casa il giorno stesso o il giorno successivo.
In confronto, la maggior parte delle donne sottoposte a un intervento chirurgico tradizionale rimane in ospedale per un periodo più lungo, da alcuni giorni a una settimana.
Quanto tempo occorre per tornare alla mia vita normale?
La maggior parte torna al lavoro dopo pochi giorni. In confronto, il recupero da un intervento chirurgico può richiedere diverse settimane.
È sicuro? Quali sono i rischi?
Sì. I radiologi interventisti che si dedicano agli interventi endovascolari eseguono ogni giorno procedure mininvasive. La possibilità che si verifichi una complicazione maggiore in mani esperte è inferiore a 1 su 100. In confronto, fino a 10 donne su 100 che si sottopongono a un intervento chirurgico maggiore hanno una complicanza. Ad ogni modo tutti i rischi della procedura verranno discussi con il medico durante la visita preoperatoria.
Posso avere una gravidanza dopo l’embolizzazione (UFE)?
È possibile avere una gravidanza dopo l’UFE. Le probabilità di gravidanza dopo l’UFE sono simili a quelle dopo la miomectomia tradizionale.


Cosa succede se non funziona?
Nove donne su dieci che si sottopongono all’UFE provano sollievo dai sintomi dei fibromi.
Per quali donne è indicata
L’embolizzazione è pensata per la donna che ha fibromi che danno sintomi — mestruazioni abbondanti e lunghe, senso di peso o gonfiore, disturbi urinari da compressione — e che preferirebbe non arrivare all’asportazione dell’utero.
Funziona bene su fibromi anche voluminosi e su più fibromi contemporaneamente, il che è un vantaggio rispetto alla chirurgia: si trattano tutti nella stessa seduta, senza doverli togliere uno per uno.
Ci sono situazioni in cui è preferibile un’altra strada, e vale la pena saperlo subito: alcune posizioni particolari del fibroma, e il desiderio di una gravidanza nell’immediato. Sono valutazioni che si fanno insieme al ginecologo, sulla base di una risonanza, prima di decidere qualsiasi cosa.
Come si svolge, e quanto si resta
Si accede attraverso un vaso del polso o dell’inguine, in anestesia locale: niente anestesia generale, niente taglio chirurgico. Guidati dalle immagini, si raggiungono le arterie che alimentano i fibromi e si chiudono con microparticelle. Privati del loro apporto di sangue, i fibromi si riducono progressivamente nei mesi successivi.
Il ricovero è di uno o due giorni, contro i quattro-sei di un intervento chirurgico. L’utero resta al suo posto.
I primi giorni dopo
Nelle prime ore è normale avere dolore crampiforme, simile a quello mestruale ma più intenso: è il segno che la procedura sta funzionando, e viene controllato con la terapia antidolorifica già durante il ricovero.
Nella settimana successiva possono comparire stanchezza, qualche linea di febbre e un senso di malessere generale. È una reazione attesa e passeggera: si risolve da sola nel giro di una-due settimane, e da lì il recupero è rapido.
Il primo controllo si fissa a circa un mese, poi si segue la riduzione dei fibromi con un’ecografia o una risonanza nei mesi seguenti.
I risultati, e cosa aspettarsi nel tempo
I dati sono solidi, perché l’embolizzazione dei fibromi è studiata da oltre vent’anni con controlli molto lunghi.
Il volume dei fibromi si riduce in media di oltre la metà, e i sintomi migliorano nella grande maggioranza delle pazienti: nelle casistiche più ampie il sanguinamento si normalizza in circa otto donne su dieci. La soddisfazione a distanza di anni è sostanzialmente pari a quella di chi ha scelto la chirurgia.
Il dato che preferisco dare per intero, perché è quello che serve per decidere con serenità: a dieci anni di distanza, circa due donne su tre hanno evitato l’asportazione dell’utero. In una parte dei casi, quindi, può rendersi necessario un secondo trattamento — è una possibilità che va messa in conto fin dall’inizio, e di cui parliamo apertamente in sede di visita.
Un’altra domanda ricorrente: l’embolizzazione non anticipa la menopausa. Il confronto a dieci anni fra chi è stata trattata e chi è stata operata non mostra differenze.
Se desideri una gravidanza
L’utero viene conservato, e dopo l’embolizzazione sono state documentate molte gravidanze portate a termine.
Detto questo, va detto con altrettanta chiarezza: la ricerca non ha ancora definito con precisione gli effetti sulla fertilità. Per questo, se stai cercando una gravidanza adesso, il riferimento resta la miomectomia, e l’embolizzazione si valuta caso per caso insieme al tuo ginecologo — per esempio quando la chirurgia è tecnicamente difficile o più rischiosa.
È una scelta che si fa in due, e in visita ne parliamo con calma.
L’embolizzazione dei fibromi uterini si esegue presso l’AOU Careggi di Firenze, dove ricevo anche per le visite di valutazione.
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Questa procedura si può eseguire sia nel percorso SSN, con l’impegnativa del medico curante, sia in libera professione. Come funziona il ticket e cosa cambia fra i due percorsi lo spiego qui.
Contenuto a cura del Dott. Gianmarco Falcone, medico chirurgo, specialista in Radiodiagnostica — Radiologia vascolare e interventistica, AOU Careggi di Firenze.
Ultimo aggiornamento: 27 luglio 2026.
Questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce la visita medica: per una valutazione del proprio caso è necessaria una visita specialistica.